SMENTITO L'EFFETTO SULLA FORMAZIONE STELLARE

Scagionati gli AGN

In uno studio che apparirà su The Astrophysical Journal ricercatori dell'Università di San Diego della California hanno riscontrato la presenza di Nuclei Galattici Attivi in galassie di ogni genere e non solo le più massicce e le più vecchie.

Buchi neri e nuclei galattici attivi (AGN), un binomio indissolubile visto che gli AGN non sono altro che la dimostrazione della presenza del buco nero e della sua influenza sulla materia circostante. Fino ad adesso però si è anche ipotizzato che gli AGN fossero “inversamente proporzionali” alla formazione stellare, o più precisamente la loro presenza sembrava coincidere con un’attività di formazione stellare meno intensa.

In effetti gli astronomi hanno potuto osservare gli AGN nelle galassie più massicce e più vecchie, quindi con minore formazione stellare e questo ha fatto pensare che vi fosse una correlazione. Questa idea sembra però destinata ad essere ribaltata, perché i nuclei galattici attivi sarebbero stati riscontrati in tutti i tipi di galassie, comprese le giovani fabbriche di stelle dal colore blu.

“L’equivoco è stato semplicemente prodotto da una distorsione nell’analisi dei dati derivanti dalle osservazioni”, ha detto Alison Coil, docente di fisica presso l’Università della California di San Diego e uno degli autori del nuovo rapporto, che sarà pubblicato su The Astrophysical Journal.

“Prima di questo studio, i nuclei galattici attivi sembrano trovarsi prevalentemente nei centri delle galassie più massicce, che sono anche le più antiche e con minore formazione stellare,” ha aggiunto James Aird, postdoc presso l’Università della California, del Centro di San Diego di Astrofisica e Scienze dello Spazio, che ha condotto lo studio.

I buchi neri, come quelli al centro dei nuclei galattici attivi, non possono essere osservati direttamente perché nemmeno la luce sfugge al loro campo gravitazionale. Ma i vortici di materiale circostanti prima di essere risucchiati rilasciano un’intensa radiazione su tutto lo spettro elettromagnetico, compresa la luce visibile. Di questi, i raggi X sono spesso i più brillanti in quanto possono penetrare la polvere e gas che oscura a volte altre lunghezze d’onda.

Analizzato il cielo a raggi X grazie a due telescopi orbitanti, XMM-Newton e Chandra X-ray Observatory, e comparati questi segnali relativi a circa 100.000 galassie, Coil ha dato vita ad un grande sondaggio, denominato PRIMUS, insieme con i colleghi della New York University e del Harvard College Observatory.

Distinguendo le galassie per colore, dal blu di quelle in piena formazione stellare al rosso di quelle con stelle che consumano il proprio carburante, su un campione di circa 25.000 delle galassie, Aird ha trovato che i segnali emessi dai Nuclei Galattici Attivi vengono da galassie di ogni genere: dalle massiccie alle più piccole, dalle vecchie e rosse galassie ellittiche rosso e a quelle blu, giovani e a spirale.

Scagionati gli AGN si tratta di capire come mai il processo di formazione stellare in molte galassie sia andato rallentando. Ma questo vale un altro studio.