LA NUOVA MISSIONE DI OPPORTUNITY

La pietra della svolta?

Il rover americano analizzerà una roccia vecchia 4 miliardi di anni. Ci dirà se a quell'epoca Marte possedeva acqua liquida in abbondanza e una situazione favorevole allo sviluppo della vita.

Sulla soglia di un cratere e su quella di una possibile grande scoperta. Ecco l’emozionante situazione nella quale si trova il rover americano Opportunity e, di riflesso, il team che ne sta seguendo la lunga missione su Marte. Dopo aver raggiunto il bordo di Endeavour, un cratere largo 22 chilometri, il rover sta per cimentarsi con l’analisi di una roccia molto più antica rispetto a quelle con le quali ha avuto a che fare sino ad ora. L’età del sasso è stimata sui 4 miliardi di anni: l’analisi potrebbe dirci se in quel remoto passato c’era acqua liquida in abbondanza sul pianeta rosso e forse una situazione favorevole al possibile sviluppo della vita.

Sia Opportunity che il rover gemello Spirit avevano terminato la missione nel 2004, ma il buono stato di forma ha permesso di utilizzarli anche per gli anni successivi. Solo da poco Spirit ha dovuto desistere, intrappolato nella sabbia marziana, mentre Opportunity è ora all’inizio di una nuova avventura. Posizionato sul bordo del cratere Endeavour dovrà analizzare una roccia che si formata 4 miliardi di anni fa. Dall’analisi chimica, mineralogica e geologica della roccia sarà possibile risalire alle condizioni ambientali presenti all’epoca.

Finora le rocce esaminate da Opportunity ci hanno descritto solo periodi “asciutti”, dove di acqua liquida in superficie doveva essercene in quantità minime e occasionali. Questa roccia però è molto più vecchia delle precedenti e risale a un’epoca che potrebbe aver conosciuto abbondanza di acqua liquida. Se poi nei dintorni venissero rinvenuti minerali argillosi, avremmo l’ulteriore informazione che l’acqua doveva essere anche poco acida e quindi adatta allo sviluppo della vita.

“Opportunity è andato ben oltre la data di scadenza della sua garanzia. Doveva muoversi per non più di 600 metri ma è arrivato a percorrere 33 chilometri e mezzo, riprendendo circa 150 mila immagini“, commentano con orgoglio alla NASA. E quando si tratta di parlare di questo ulteriore incarico dai risultati potenzialmente eclatanti, tutti sono d’accordo: “Aspettatevi grandi scoperte”.