L'OCCULTAZIONE OSSERVATA DA UN AEREO

Rincorrendo l’ombra di Plutone

Il telescopio infrarosso SOFIA a bordo di un Boeing 747 è riuscito a osservare, dopo un rocambolesco inseguimento nei cieli sopra l'Oceano Pacifico, l'occultazione di Plutone, registrando dati che saranno utili per conoscere in maggior dettaglio la struttura e la composizione dell'atmosfera del pianeta nano.

Il Boeing 747 con il vano che ospita il telescopio nell'infrarosso SOFIA aperto, a oltre 12000 metri di quota, durate gli ultimi test prima dell'entrata in servizio. (NASA photo / Jim Ross)

È stato un volo davvero fuori dall’ordinario e carico di suspense quello di un Boeing 747 sui cieli dell’Oceano Pacifico il 23 giugno scorso. Ma per fortuna non ci sono stati problemi tecnici, tentati dirottamenti o, peggio, attentati. Il volo era una missione speciale di un altrettanto speciale osservatorio: SOFIA (Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy), un telescopio di ben due metri e mezzo di diametro, a bordo di un gigantesco aereo di linea appositamente adattato. Il suo obiettivo: inseguire e studiare l’ombra Plutone proiettata sulla Terra, a seguito del passaggio del pianeta nano davanti a una stella distante. Quella che gli astronomi chiamano occultazione, in pratica una sorta di mini eclissi. E questo per studiare la struttura e la composizione dell’atmosfera di Plutone.

“Le occultazioni ci danno la possibilità di misurare la pressione, densità e profili di temperatura dell’atmosfera di Plutone senza lasciare la Terra”, ha detto Ted Dunham del Lowell Observatory di Flagstaff, in Arizona, che ha guidato il team di scienziati a bordo SOFIA durante le osservazioni di Plutone. “Poiché siamo stati in grado di guidare SOFIA così vicino al centro dell’occultazione, abbiamo osservato un piccolo ma evidente incremento della luminosità in in prossimità della fase centrale dell’occultazione. Questo cambiamento ci permetterà di sondare l’atmosfera di Plutone a quote più basse di quanto sia normalmente possibile con le occultazioni stellari”.

La missione si è rivelata dunque un successo, ma per alcuni lunghissimi minuti ha rischiato di fallire.  Sia gli astronomi che l’equipaggio del Boeing su cui viaggiava SOFIA non avevano inizialmente dati precisi della traiettoria lungo la quale sarebbe transitata la proiezione dell’ombra di Plutone. L’aereo è dunque decollato conoscendo solo approssimativamente la  zona dove si sarebbe potuto osservare al meglio il fenomeno. Le informazioni definitive sono giunte via radio all’equipaggio solo due ore prima dell’occultazione, rivelando che il massimo dell’occultazione sarebbe avvenuta 200 chilometri più a nord del piano di volo programmato. Scatta subito una febbrile conversazione tra il Boeing e i controllori del traffico aereo per ottenere l’autorizzazione al cambiamento di rotta. E fortunatamente questa viene concessa dopo venti minuti, permettendo così alla missione di raggiungere in tempo la zona di operazione e osservare finalmente l’occultazione con il telescopio SOFIA.