RUOTANO PIù RAPIDAMENTE CHE MAI

Buchi neri da capogiro

Dall’analisi di dati X, radio e ottici, è stato possibile stabilire che molti dei buchi neri giganti al centro delle galassie ruotano su se stessi con notevole rapidità. La velocità di rotazione sarebbe aumentata nel corso del tempo probabilmente in seguito a episodi di fusione con altri buchi neri di massa simile.

Sono presenze molto ingombranti e si piazzano sempre nel mezzo: sono i buchi neri giganti che si trovano al centro delle galassie, molto probabilmente di tutte. Vengono definiti supermassivi proprio per via della loro taglia: hanno una massa che, indicativamente, varia dal milione al miliardo di volte quella del Sole, tutta materia in rotazione su sé stessa.È proprio sui dati relativi alla rotazione di questa particolare classe di oggetti che due astronomi hanno effettuato uno studio, pubblicato sulla rivista Monthly Notices della Royal Astronomical Society.

Alejo Martinez-Sansigre, dell’Università di Portsmouth e Steve Rawlings, dell’Università di Oxford, hanno analizzato la radiazione X e le emissioni radio provenienti da questi oggetti, oltre che studiarli nell’ottico. I buchi neri non possono essere rilevati direttamente ma è il comportamento di tutta la materia che attraggono e che forma intorno ad essi il cosiddetto “disco di accrescimento” a emettere, per così dire, preziose informazioni. Si tratta in particolare di radiazione ai raggi X, osservabile grazie ai telescopi dallo spazio, associata a emissioni radio che, invece, vengono raccolte dai radiotelescopi a terra. Oltre alla radiazione, in molti casi si è riscontrato che, associata a questi buchi neri massivi e ai loro dischi di accrescimento, c’è una coppia di “getti” che dipartono da essi in direzioni opposte. Il meccanismo che porta alla loro produzione non è ancora chiaro, ma c’è motivo di credere che la loro formazione sia strettamente legata al modo in cui i buchi neri ruotano.

Di qui il valore dello studio condotto da Martinez-Sansigre e Rawlings grazie al quale è stato possibile stabilire che la velocità di rotazione dei più “vorticosi” di questi oggetti non è rimasta costante nel corso del tempo, ma ha subito un’evoluzione. In epoche passate, quando le dimensioni dell’Universo erano la metà di quelle attuali, praticamente tutti i buchi neri supermassivi ruotavano su sé stessi a velocità moderata. Attualmente, invece, una parte di essi ruota molto più rapidamente, come mai prima nella storia del percorso evolutivo di ciascuno. I risultati ottenuti hanno portato i due astronomi a fare un’ulteriore ipotesi: i buchi neri che attualmente continuano a ruotare a bassa velocità sarebbero evoluti nel tempo semplicemente continuando ad accrescere materia su di sé. Quelli che invece esibiscono velocità di rotazione molto elevate, sarebbero il risultato di una fusione fra due buchi neri di massa simile, avvenuta in tempi cosmologici relativamente recenti.

Questa ipotesi, si augurano i due astronomi, potrebbe trovare delle conferme osservative quando sarà possibile utilizzare lo Square Kilometre Array (SKA), l’osservatorio radio gigante che diventerà operativo a partire dal 2019. SKA, infatti, dovrebbe essere in grado di rilevare le onde gravitazionali che si presume siano state emesse in seguito a eventi di portata enorme quali possono essere le fusioni fra buchi neri giganti.