L'ORIGINE DELL'ATMOSFERA DI TITANO

Azoto fatto in casa

Uno studio su Nature Geoscience conferma l'ipotesi che l'atmosfera sulla principale luna di Saturno sia il prodotto di violenti impatti meteoritici che hanno sciolto il ghiaccio di ammoniaca in superficie, circa quattro mliardi di anni fa.

Come si è formata l’atmosfera di Titano? La risposta suggerita da Yasuhito Sekine dell’ Università di Tokyo in uno studio su Nature Geoscience punta il dito sul bombardamento di meteoriti che ha investito la principale luna di Saturno, circa quattro miliardi di anni fa, durante la fase più turbolenta di formazione del Sistema solare.

Non potendo simulare fisicamente gli impatti, particolarmente violenti e frequenti, i ricercatori hanno utilizzato delle pistole laser per “sparare” proiettili di oro, platino e rame contro misture di ghiaccio di ammoniaca. In questo modo si sono riprodotti, con le dovute proporzioni, il calore e le pressioni dovute agli impatti di comete e asteroidi con la superficie del satellite. La conseguenza più rilevante è stata la trasformazione del ghiaccio di ammoniaca in idrogeno, vapor acqueo e azoto: quest’ultimo elemento in effetti abbonda nell’atmosfera del satellite al punto da costituirne il 95%. La massiccia presenza di azoto contribuisce a rendere l’atmosfera di Titano alquanto densa, con valori di pressione alla superficie del 50% superiori rispetto la pressione atmosferica terrestre. Il meccanismo di formazione dell’azoto descritto dall’esperimento giustifica così sia la presenza abbondante di questo elemento, sia l’esistenza di un’atmosfera molto densa.

L’interesse degli scienziati attorno a Titano deriva in gran parte proprio dalla sua atmosfera, ritenuta simile a quella della Terra primordiale. Gli studi delle condizioni ambientali sul satellite di Saturno potrebbero allora fornirci informazioni importanti per capire come si è sviluppata la vita sul nostro pianeta. Per questo Titano è stato e continua ad essere oggetto di studio da parte di missioni come Cassini-Huygens, progetto congiunto di NASA, ESA e Agenzia Spaziale Italiana, al quale partecipa anche l’INAF attraverso lo spettrometro VIMS. Mentre Cassini ancora oggi è in piena attività studiando Saturno e le sue lune, il lander Huygens si è staccato dalla sonda e, a inizio 2005, è disceso sulla superficie di Titano da dove ha trasmesso immagini e dati.

Le informazioni  raccolte da Huygens e dalla Cassini sono la base sulla quale si fondano esperimenti e ricerche come quelle condotte da Yasuhito Sekine e dal suo team. Ricerche che individuano sempre più analogie e differenze tra l’atmosfera di Titano e quella iniziale della Terra, delineando di conseguenza le condizioni che hanno permesso l’evoluzione della vita come oggi la conosciamo.