AL VIA START CUP 2011

La coppa dell’innovazione

Riparte Start Cup, il torneo dei progetti ad alta innovazione tecnologica. Per i ricercatori degli enti partner dell’iniziativa, tra i quali INAF, la partecipazione è gratuita. Arata: «La ricetta per vincere? Idee concrete e un piano d’impresa solido». Mandolesi: «Soldi per il trasferimento tecnologico ce ne saranno sempre».

Il laboratorio dell'INAF di Merate (OA Brera)

L’anno scorso è toccato ad AMOLAB, un progetto per il parto sicuro ideato dai ricercatori del CNR di Lecce. E quest’anno, chi salirà sul podio di Start Cup CNR – Il Sole 24 ORE? L’iniziativa – pensata per dare impulso al trasferimento tecnologico, portando le intuizioni dei ricercatori a uscire dai laboratori, concretizzarsi in progetti d’impresa e affacciarsi sul mercato – si rivolge ad aspiranti imprenditori, o a imprese neocostituite, che propongano lo sviluppo di un’idea innovativa. Un’idea che valorizzi i risultati della ricerca condotta nelle strutture scientifiche degli enti aderenti: a oggi, l’Area Science Park di Trieste, l’ASI, il CRA, l’ENEA, l’INAF, l’INFN e l’ISS.

Per chi viene selezionato, non solo la gloria, ma anche visibilità e occasioni concrete di trovare finanziatori: ci sono infatti il Sole 24 Ore e IBAN (Italian Business Angels Network), anche per questa edizione di Start Cup, a fianco dei due soggetti che la promuovono, il CNR e Rete Ventures. Ma diamo un rapido sguardo alle opportunità in palio. Anzitutto, la premiazione ufficiale, che avverrà in un contesto prestigioso: a Genova, a fine ottobre, nel corso del Festival della Scienza 2011. Sarà premiato il miglior progetto di impresa per ciascuna delle tre aree geografiche, nord, centro e sud. I 15 progetti migliori potranno inoltre accedere alla finale della competizione PNI, il Premio nazionale per l’innovazione, in programma il prossimo novembre a Torino: lo stesso vinto nel 2010, appunto, da AMOLAB.

La partecipazione, per i dipendenti o assimilati degli enti pubblici di ricerca partner dell’iniziativa, è gratuita e incoraggiata. Se non addirittura, almeno in parte, sovvenzionata, come nel caso dell’INAF: «Fino a cinque proposte dell’istituto, se selezionate fra le 15 di Start Cup», spiega Nazzareno Mandolesi, responsabile del Servizio per l’innovazione tecnologica INAF, «riceveranno ciascuna un supporto di 1000 euro da destinare alle spese correnti per entrare nella seconda fase. Altri 5000 euro a chi riuscisse a piazzarsi fra i vincitori delle tre aree geografiche, questa volta da investire in un viaggio di formazione». Però occorre affrettarsi. Prima data da segnare in calendario, il 31 maggio, termine ultimo per l’iscrizione. «Basta sottomettere la propria idea di business. Il modulo, disponibile sul sito, è molto semplice, molto schematico», garantisce Manuela Arata, responsabile di Start Cup. «Per la scrittura del business plan vero e proprio, invece, c’è tempo fino alla fine d’agosto».

Formalità e scadenze a parte, ciò che conta non è solo azzeccare l’idea giusta, ma anche presentarla in modo convincente. Una bella sfida, soprattutto per chi non ha mai avuto occasione di mettersi in gioco al di fuori delle pareti dei laboratori. «I nostri ricercatori, lo sappiamo, tendono a volte a non vedere la concorrenza. Hanno difficoltà a capire qual è il mercato di riferimento. Ecco, questi sono i punti su cui occorre ragionare di più. E cercare di costruire delle squadre davvero multidisciplinari, per esempio con persone esperte di management», suggerisce Arata. «C’è comunque da sottolineare che la visibilità della partecipazione alla Start Cup, grazie alla partnership con il Sole 24 Ore, lo scorso anno ha consentito alle nostre proposte di trovare subito finanziatori».

Anche secondo Mandolesi, i ricercatori non si devono lasciar scoraggiare dal timore di non trovare finanziamenti. «Proprio ieri sono stato alla presentazione del Piano nazionale della ricerca», dice, «e vari ministri hanno sottolineato l’importanza della ricerca: non solo di base, che è fondamentale per ogni tipo di applicazione, ma anche di quella finalizzata. Dunque, del trasferimento tecnologico. E di soldi, per il trasferimento tecnologico, ce ne saranno sempre».

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