DA 7 MILIARDI DI ANNI

Le galassie giganti non crescono più

Alcune tra le più grandi e luminose galassie dell'Universo, note come BCG, hanno smesso di accrescersi circa 7 miliardi di anni fa, quando l'Universo aveva la metà della sua età attuale. Questo il risultato inatteso di una nuova ricerca presentato nel corso del convegno annuale della Royal Astronomical Society, in Galles.

Per i modelli cosmologici standard la crescita delle galassie più grandi per effetto dell’attrazione delle piccole galassie vicine è un processo che avviene ancora oggi. Uno scenario che viene messo in discussione da un nuovo studio dell’ Università di Liverpool, presentato oggi a Llandudno, in Galles, nel corso del Congresso Nazionale di Astronomia della Royal Astronomical Society (NAM 2011).

Secondo i risultati, nel caso di alcune tra le galassie più grandi e massive la crescita si sarebbe fermata circa 7 miliardi di anni fa, quando l’Universo aveva circa metà della sua età attuale. Il gruppo di ricerca si è in particolare concentrato sulle grandi galassie denominate Brightest Cluster Galaxies (BCGs), ovvero le galassie più grandi e brillanti che si trovano al centro di ammassi costituiti da centinaia di galassie (nell’immagine NGC 7049, tipico esempio di galassia BGC ripresa dal telescopio spaziale Hubble). Le BCGs arrivano a raggiungere masse dell’ordine di 100 milioni di milioni di volte quella del Sole. La presenza di queste galassie così grandi al centro degli ammassi è il risultato della loro lenta attrazione e fusione con galassie vicine minori in massa e dimensioni.

Per poter comprendere come queste galassie si sono evolute nel corso dei miliardi di anni è necessario misurarne l’estensione, un’operazione difficile perché le parti più periferiche sono molto meno luminose rispetto la parte centrale. Determinanti sono risultate le immagini ottenute dallo storico telescopio spaziale Hubble: si tratta di immagini a lunga esposizione, nelle quali anche le regioni più esterne delle BCGs risultano bene in evidenza. Analizzandole, i ricercatori inglesi si sono accorti che a partire da una distanza di 7 miliardi di anni luce, quindi a partire da galassie viste come erano 7 miliardi di anni fa, e avvinandoci sempre di più a noi, le dimensioni rimangono più o meno le stesse. Ricordando che più ci si avvicina, più gli oggetti che vediamo sono vecchi e hanno quindi avuto più tempo per evolversi, si giunge a una sola conclusione: per qualche motivo ancora da chiarire la crescita delle BCGs sembra essersi fermata circa 7 miliardi di anni fa.

Un risultato che contraddice le simulazioni standard che invece prevedono ulteriori crescite sino ai nostri giorni. C’è quindi qualcosa da rivedere negli attuali modelli che descrivono l’evoluzione delle grandi galassie. Ma quali sono gli elementi da cambiare? Ai cosmologli la ricerca della risposta.