FORSE LA TERRA EBBE UN COMPAGNO SIMILE

Un’orbita per due

Dalle analisi del telescopio Kepler della NASA spunta un curioso sistema planetario in cui due pianeti si trovano esattamente alla stessa distanza dalla propria stella. Distanziati di 60°. Una configurazione possibile, anche se finora mai osservata, nei punti lagrangiani.

Sepolto sotto la montagna di dati del prolifico telescopio spaziale Kepler, c’è un sistema planetario più unico che raro. Due dei suoi apparenti pianeti condividono la stessa orbita intorno alla stella. Se la scoperta fosse confermata, potrebbe dare manforte alla teoria che la Terra, un tempo, divideva l’orbita con un corpo delle dimensioni di Marte, dal cui impatto si è sarebbe poi generata la Luna.

I due pianeti in questione – descritti in un articolo in pubblicazione su Astrophysical Journal, appartegono a un sistema planetario da quattro, chiamato KOI-730 e compiono un giro completo di rivoluzione intorno al loro sole in poco meno di 10 giorni. Si trovano esattamente alla stessa distanza orbitale, con uno avanti all’altro di circa 60 gradi.

A rendere possibile questa particolare configurazione, sono le condizioni gravitazionali che si creano nei cosiddetti “punti lagrangiani”, dal nome del matematico Joseph Louis Lagrange che ne descrisse le caratteristiche. Si tratta di punti nello spazio in cui le forze gravitazionali e il moto orbitale di un corpo si bilanciano. Quando un corpo, come un pianeta, orbita intorno a un corpo più massivo, come una stella, ci sono due punti di Lagrange lungo l’orbita dove un terzo corpo può posizionarsi stabilmente. Questi due punti si trovano a 60° avanti e 60° dietro rispetto alla traiettoria del pianeta. Per esempio, un gruppo di asteroidi occupa esattamente in questa posizione sull’orbita di Giove.

Per quanto, quindi, siano possibili i pianeti co-orbitanti, finora non erano mai stati rilevati. Quello di KOI-730 potrebbe essere il primo. Dalle simulazioni risulta che i due pianeti co-inquilini dovrebbero continuare a orbitare a un passo l’uno dall’altro almeno per i prossimi 2,2 milioni di anni.