ZETA OPHIUCHI è RIMASTA SINGLE

Stella in fuga

Ecco una stella che schizza via dall'ex compagna, con cui formava un sistema binario. L'immagine, ripresa dal telescopio WISE, mostra lo spostamento del mezzo interstellare, al passaggio del "proiettile" astronomico.

Zeta Ophiuchi, la stella blu al centro. Crediti: NASA/JPL-Caltech/UCLA

 Se la coppia scoppia, può succedere che uno dei partner fugga via. Capita anche fra le stelle. Ne è stato testimone il telescopio orbitante WISE della NASA, che ha catturato proprio una di queste stelle fuggitive. Gli astronomi sostengono che Zeta Ophiuchi (questo il nome della stella, visibile come un punto azzurro al centro dell’immagine) sia tornata ad essere single dopo l’esplosione come supernova della stella compagna, con la quale formava un sistema binario,  e che sia di conseguenza schizzata via. 

Zeta Ophiuchi non è certo piccola come una scheggia dato che la sua massa è pari a 20 volte quella del nostro Sole, ma si muove come un proiettile, alla sfrenata velocità di 24 chilometri al secondo. L’effetto di questo rapido spostamento è ben visibile nell’immagine ottenuta da WISE: il gas e le polveri interstellari che si trovano lungo il suo cammino sono costretti a spostarsi, si addensano a formare una sorta di arco che pare abbracciare la stella, qualcosa di analogo a quello che succede all’onda che creano davanti a sé le imbarcazioni in movimento sull’acqua. 

Zeta Ophiuchi, in altre parole, spazza la strada prima di passare grazie all’azione del proprio vento stellare, quel flusso continuo di particelle cariche che le stelle emettono. L’addensamento a forma di arco, quindi, non è altro che materiale interstellare che, trovandosi ad essere compresso, si riscalda ed emette radiazione infrarossa. 

Per questo motivo WISE, sensibile proprio agli infrarossi, è riuscito ad ottenere questa immagine: se la stessa osservazione fosse stata fatta da un telescopio specializzato in radiazione visibile, quella che vedono i nostri occhi, non si sarebbe notato nulla. L’immagine che vediamo è in un certo senso tradotta, ovvero elaborata con opportuni filtri per permettere ai nostri occhi di vedere dettagli e strutture altrimenti invisibili.