PRIMI RISULTATI DALLA MISSIONE EPOXI

CO2 nei getti delle comete

E’ tempo di primi risultati per EPOXI, la missione che ha visto protagonisti la sonda Deep Impact e la cometa Hartley 2. A colpire gli esperti è la composizione chimica dei getti, che ha rivelato un’inattesa abbondanza di anidride carbonica. Ne parliamo con Gian Paolo Tozzi dell’INAF.

E’ tempo di primi risultati per EPOXI, la missione che ha visto protagonisti  la sonda Deep Impact e  la cometa Hartley 2. Lo scorso 4 novembre la sonda ha effettuato un passaggio ravvicinato con la cometa, inondando gli scienziati di dati  e immagini. Ora ecco quanto sta emergendo dalle analisi, non senza qualche sorpresa.

Le immagini evidenziano spettacolari getti di gas e particelle e, per la prima volta, le riprese sono così nitide da mostrare anche le differenti zone sulla superficie della cometa dalle quali si originano i singoli getti.  A colpire gli esperti è però la loro composizione chimica, che ha rivelato un’inattesa abbondanza di anidride carbonica rispetto alla presenza di vapor d’acqua.

“Prima si pensava che la vaporizzazione dell’anidride carbonica e dell’ossido di carbonio fosse all’origine dei getti solo a  distanze molto grandi dal Sole, mentre a distanze minori diventasse predominante il vapor d’acqua. Scoprire che a distanze di appena una unità astronomica, come nel caso della Hartley 2,  è sempre l’anidride carbonica ad essere la principale responsabile dei getti mi ha sorpreso”, spiega Gian Paolo Tozzi dell’Osservatorio Astronomico di Arcetri dell’INAF, appena rientrato dal Cile dove ha osservato la cometa con il telescopio NTT dell’ESO.

“Nel frattempo continua l’analisi dei dati che abbiamo raccolto con il  telescopio NTT in sei notti di osservazioni. Il nostro obiettivo è determinare se nei getti sono presenti grani di materiale organico. In caso affermativo avremo una prova ulteriore che proprio le comete potrebbero aver portato i mattoni alla base della vita qui sulla Terra.”

Questi sono solo i primi risultati della missione EPOXI. Nei prossimi giorni  i ricercatori coinvolti nella missione si incontreranno all’Università del Maryland per discutere e lavorare sulla grande quantità di dati e di immagini, arrivate al ritmo di 2000 al giorno.

Ascolta l’intervista completa a Gian Paolo Tozzi:

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