CONFERENZA INTERNAZIONALE A ROMA

Ricerca e infrastrutture per superare la crisi

In un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, la Ricerca e le infrastrutture tecnologiche ad essa legate possono fornire un nuovo impulso all’economia e al sistema industriale in Europa. Se ne è discusso a Roma nella "International Conference on Research Infrastructures" alla cui organizzazione ha collaborato anche l'INAF.

In un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, la Ricerca e le infrastrutture tecnologiche ad essa legate possono avere un ruolo determinante per fornire un nuovo impulso all’economia e al sistema industriale in Europa. È questa la convinzione diffusa tra i relatori e i partecipanti alla “International Conference on Research Infrastructures” – FP7 Capacities Programme, organizzata dall’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea (APRE) in collaborazione con la Commissione Europea, il Ministero per l’Istruzione, Università e Ricerca, l’Istituto Nazionale di Astrofisica con il supporto del Servizio Relazioni Internazionali e il Consiglio Nazionale delle Ricerche, che si è svolta oggi a Roma. La conferenza è stata un’importante occasione per  discutere sia della situazione attuale che le prospettive future dello sfruttamento delle infrastrutture di ricerca di interesse europeo, ma anche del loro impatto socio-economico. Impatto che può generare effetti positivi in Europa. Ne è convinto Ezio Andreta, presidente dell’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea (APRE): “Il potenziamento delle infrastrutture di Ricerca è determinante per dare la possibilità all’Industria europea di mantenersi competitiva a livello internazionale e alimentare la ripresa”.

Certo, per realizzare progetti di rilevanza mondiale servono sforzi economici di grandi proporzioni. “Oggi per fare grande scienza ci vogliono grandi infrastrutture, e il costo per realizzarli è enorme” Ribadisce Giampaolo Vettolani, coordinatore dei Progetti Nazionali dell’INAF. “Penso ad esempio alla strumentazione che potrà permetterci di scoprire pianeti extrasolari simili alla Terra e addirittura dirci se possano esserci su di essi le condizioni per la presenza di vita. Per averla a disposizione dobbiamo unire i contributi di molti Paesi, a livello europeo e non solo”.

“Un obiettivo che devono perseguire le Infrastrutture di Ricerca europee è quello dell’eccellenza. Solo così sarà possibile attirare in esse i migliori scienziati del mondo” ribadisce Hervé Péro, responsabile dell’unità per le infrastrutture di ricerca della Commissione Europea. “Ritengo inoltre fondamentale il trasferimento di conoscenze dalla Ricerca di base a quella applicata. Riguardo a questo punto, ricordo ancora con entusiasmo quando, in visita all’Osservatorio astronomico del Paranal, mi venne detto che un software ideato per l’osservazione dell’Universo sia stato poi utilizzato con grande successo anche nel settore dell’oftalmologia”.

L’Europa si prepara dunque alla sfida globale della Ricerca negli anni a venire con 44 progetti già approvati per la realizzazione di infrastrutture che spaziano dalle scienze sociali alla fisica, dalla biologia  alle reti informatiche. Tra queste, per citarne due che riguardano l’astronomia, ci sono lo European Extremely Large Telescope, un gigantesco telescopio con lo specchio principale di ben 42 metri di diametro e lo Square Kilometer Array, il radiotelescopio di nuova generazione che prevede 1500 antenne distribuite su una superficie di un milione di chilometri quadrati. Il costo previsto per tutti i progetti è di 20 miliardi di euro, con un finanziamento da parte della Comunità Europea di circa 2 miliardi di euro l’anno.

Ascolta l’intervista a Ezio Andreta

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Ascolta l’intervista a Hervé Péro

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