INDAGANDO L'ORIGINE DELL'UNIVERSO

Analisi terrestre per la polvere cosmica

E' difficile analizzare la polvere cosmica solo sui dati raccolti dai telescopi, spaiali e a terra. E allora l'Università centrale della Florida, con il sostegno del JPL della NASA, ha deciso di analizzare i minerali terrestri da incrociare con i dati da satellite, così da trovare gli elementi primordiali della formazione delle stelle.

Dalla polvere cosmica si formano le stelle e i pianeti, e molti dei satelliti e dei telescopi a Terra studiano la formazione delle stelle e dei pianeti cercando di interpretare la composizione della polvere stellare. Un aiuto per capire e approfondire gli elementi che hanno dato vita al nostro pianeta e le condizioni che hanno permesso che su esso sia nata la vita così come la conosciamo, arriva dall’Università centrale della Florida, che ha deciso di analizzare nel lontano infrarosso i minerali terrestri e incrociare questi dati con quelli provenienti dall’analisti della polvere cosmica dei diversi telescopi satellitari o terrestri.

Un progetto voluto dalla NASA attraverso il Jet Propulsion Lab di Pasadena in California, condotto da un professore di fisica, Robert Peale e  Tatiana Brustentsova, una ricercatrice associata al progetto.

L’idea è di mettere a confronto i dati a “terra” con quelli ottenuti con il satellite NASA Spitzer e quello dell’Agenzia Spaziale Europea Herschel. Dati, che fatto salvo le diverse componenti evolutive incidenti (sul nostro pianeta le temperature sono miti nella sua variazione e incidono diversi agenti atmosferici) ci potrebbero permettere di individuare le componenti primarie della materia del cosmo e di quali possa essere le condizioni necessarie perché la vita si sviluppi.

Anche Planck“, dice Reno Mandolesi PI di Planck LFI, “potrà dare il suo contributo alla comprensione del fenomeno delle polveri cosmiche. Dopo tutto Planck è un osservatorio spaziale completo che osserva si l’universo ai suoi albori ma anche l’universo oggi con le sue componenti di polveri e plasma“.