L'ANTICIPAZIONE DELL'INTERVISTA AL PRESIDENTE

Maccacaro: “Sulla finanziaria ci batteremo ancora”

Lo scampato pericolo. La minaccia dei tagli ai finanziamenti. L'allarme della riduzione del turnover. Parla il presidente dell'INAF dopo la bufera che ha rischiato di travolgere l'ente. Ed è solo l'antipasto di una dettagliata ricostruzione dei giorni burrascosi appena trascorsi. Prossimamente on-line.

Non è ancora finita, anche se il peggio è fortunatamente passato. Certo, il traguardo più importante è stato raggiunto: non ci sarà un accorpamento tra l’INAF e il CNR, come inizialmente ventilato nella manovra finanziaria varata dal governo. Accorpamento successivamente cancellato grazie all’intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a cui il Presidente dell’INAF si era direttamente appellato con una lettera aperta. Ma per Maccacaro non è il momento d’abbassare la guardia. “Continueremo a batterci per difendere le esigenze della ricerca finché l’iter parlamentare non sarà concluso”, è la promessa del Presidente. Che in una lunga e dettagliata intervista ricostruisce, minuto per minuto, la cronaca di quei giorni terribili. Dalle prime indiscrezioni di una “lista nera” alla decisione di scrivere al Capo dello Stato, fino al lieto fine. In questa anticipazione, Maccacaro guarda al futuro, con ottimismo ma anche cautela.

Sui tagli ai finanziamenti, Maccacaro si mostra positivo: “La preoccupazione rimane alta perché la manovra finanziaria è ancora in corso, ma non credo ci sia nessun un taglio del 50% dei finanziamenti di cui preoccuparsi. Credo che la voce su questa misura non si riferisca agli enti di ricerca finanziati direttamente dal MIUR”.

Allarmanti invece sono le misure che potrebbero riguardare i più giovani. “Le mie preoccupazioni,  al momento, sono più legate alla riduzione del turn over, cioè alla capacità di assumere nuove generazioni. Fino ad adesso, per ogni persona che andava via, un’altra poteva essere inserita con lo stesso budget. Secondo quanto previsto nella manovra, il turn over dovrebbe essere ridotto al 20%: cioè, per ogni 10 persone che vanno via, se ne potrebbero assumere  solo due nuove, pari a un quinto della spesa”.

Ma non è detta l’ultima parola: “Fino all’ultimo giorno disponibile, fino al termine dei 60 giorni dell’iter parlamentare, continueremo a lavorare perché il decreto possa essere convertito. Intendiamo fare tutto il possibile per portare avanti le esigenze della ricerca”.

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