I GEMELLI DELL'ESA COMPIONO UN ANNO

Cento di questi giorni Herschel e Planck

Il 14 maggio 2009 si alzava in volo dalla base di Kourou, nella Guiana francese, il lanciatore Ariane con a bordo due satelliti innovativi. L'uno, destinato a studiare la radiazione fossile del Big Bang; l'altro, il cielo infrarosso. Separati alla nascita, fanno a gara a chi macina più risultati

Esattamente un anno fa, il 14 maggio 2009, si alzava in volo dalla base spaziale di Kourou, nella Guiana francese, il lanciatore Ariane V con a bordo due satelliti innovativi dell’Agenzia Spaziale Europa: Planck e Herschel. Alias, due fuoriclasse per lo studio del cielo a microonde (la radiazione fossile del Big Bang) l’uno, e del cielo infrarosso, l’altro. Partiti insieme e separati alla nascita, ciascuno dei due si è posizionato in corrispondenza del cosiddetto punto lagrangiano L2 a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra, e da lassù entrambi hanno iniziato da subito a macinare risultati.

Planck ha rimesso indietro le lancette dell’Universo, fino all’alba del tempo, pochi istanti dopo la grande esplosione da cui tutto ha avuto origine. Oggi, a festeggiare il suo primo compleanno sono anche gli oltre 900 fan sulla pagina Facebook di Planck, che stanno lasciando in bacheca dediche e canzoni per Planck. Herschel, dal canto suo, non è stato da meno: ha squarciato le tenebre e scoperchiato le nubi di polvere e gas che oscuravano le regioni galattiche ed extragalattiche dove nascono le stelle. Tra l’uno e l’altro, fanno gara a inviare più dati da L2 a tutti gli scienziati della Terra. Impossibile dire quale dei due osservatori spaziali stia dando maggiori soddisfazioni al team di astronomi, ricercatori, tecnici e ingegneri che ha contribuito alla loro realizzazione, tra i quali figurano tanti italiani.

Nel caso di Planck, Reno Mandolesi, direttore dell’Istituto di astrofisica spaziale e fisica cosmica (IASF) dell’INAF di Bologna, recentemente insignito del Premio Padova Città delle Stelle, è alla guida della collaborazione di istituti nazionali (Bologna, Milano, Trieste, Roma e Padova) in quanto PI dello strumento LFI, uno dei “termometri” ultrasensibili (l’altro è HIFI) con cui Planck sta misurando la radiazione cosmica di fondo. “Il primo anno di attività è stato frenetico e denso di successi. Gli strumenti funzionano alla perfezione, è la prima volta che osserviamo la nostra galassia a nove frequenze diverse con un dettaglio mai visto”, commenta entusiasta Mandolesi.

Planck sta raccogliendo una messe di segnali dallo spazio. A marzo, aveva già concluso la prima ricognizione del cielo e da quel momento ha impegnato gli scienziati a separare i segnali di foreground – le sorgenti in primo piano, come galassie, stelle e mezzo interstellare – da quelli di background (la radiazione di fondo dell’universo, vero obiettivo di Planck). I primi dati sono “spazzatura” per i cosmologici. Ma gli astrofisici si stanno leccando i baffi. Da cui, il soprannome di “satellite riciclone”.

“L’Universo è come un carciofo, prima di arrivare al cuore bisogna togliere le foglie esterne, ma anch’esse possono essere gustose. Ci vorranno ancora un paio di anni per ripulire la parte esterna. Quando saremo arrivati all’interno, al cuore del carciofo, Planck potrebbe sbalordirci, mostrandoci una nuova fisica e persino le onde gravitazionali primordiali”.

Ascolta l’intervista a Reno Mandolesi a Radio 3 Scienza

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Il bilancio del primo anno di attività è altrettanto entusiasmante per Herschel, che pure ha ha conosciuto momenti drammatici, come l’improvviso guasto allo spettrografo HIFI in una notte d’agosto. Una straordinaria mobilitazione da terra, per la quale è stato fondamentale il contributo italiano, è riuscita a riparare il guasto e rendere il satellite più forte di prima. Come dimostra la raffica di risultati che giungono da L2, ripercorsi nel recente simposio dell’ESA-ESTEC a Noordwijk, in Olanda. Hershel ci ha regalato sbalorditive immagini della Via Lattea, ci ha condotti nelle “segrete stanze” dove si formano le stelle e dove forse ha avuto origine la vita.

“Risultati eccellenti che stanno scrivendo una nuova pagina della storia delle galassie”, conferma orgoglioso Paolo Saraceno, dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario (IFSI) dell’INAF di Roma e responsabile italiano di Herschel. “Stiamo esplorando un intervallo di frequenze nel lontano infrarosso mai osservato prima e lo stiamo facendo con una sensibilità straordinaria, persino superiore alle previsioni”.

Guarda il video del lancio, un anno fa
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