TERZO ANNIVERSARIO PER AGILE

Dall’astrofisica ai lampi gamma terrestri

Si è svolto a Bologna in occasione del suo terzo anniversario in orbita il convegno dedicato al satellite per astronomia gamma AGILE. All'analisi degli studiosi non solo i raggi cosmici ma anche i lampi gamma che si manifestano nell'atmosfera terrestre. A colloquio con Marco Tavani, responsabile della missione.

Si tratta di un fenomeno terrestre molto importante quello su cui sta aprendo una squarcio di conoscenza AGILE, il satellite dell’Agenzia Spaziale Italiana, realizzato in collaborazione con l’INAF e l’INFN e di cui è responsabile scientifico Marco Tavani dello IASF-INAF di Roma: “E’ un fenomeno relativamente nuovo, registrato per la prima volta da un satellite della NASA nei primi anni novanta, ma fino a qualche anno fa considerato un fenomeno ad energia bassa. Ora sappiamo che non è così grazie ad AGILE il cui livello di efficienza è decisamente superiore alle alte energie”.

I risultati raggiunti dal satellite AGILE, sia nell’ambito dell’astrofisica gamma che dei lampi gamma terrestri, sono stati al centro del convegno che si è svolto a Bologna, presso il centro congressi di Via Gobetti, il 28 aprile scorso. “Se i gamma ray burst sono lampi cosmici – dice ancora Marco Tavani – fenomeno che stiamo studiando da anni e sul quale vantiamo una tradizione scientifica di primaria eccellenza, i lampi terrestri sono una sorta di superlampi che si producono in particolari condizioni ambientali, le tempeste equatoriali ma con un’estensione del fenomeno che raggiunge anche i tropici. La nostra atmosfera si rivela, in condizioni particolari, un acceleratore di particelle molto efficiente come dimostrato dai lampi terrestri rivelati da AGILE.”

“Per dare un’idea del fenomeno – aggiunge il responsabile di AGILE – se l’accelerazione di particelle che caratterizza un fulmine è contenuta entro certi valori del potenziale elettrico e quindi possiamo ipotizzare una potenza massima fino a un milione di volt, i lampi gamma possono raggiungere invece un potenziale sino a cento/mille volte superiore”.

Una possibile ricaduta dello studio di questo straordinario fenomeno riguarderebbe l’evoluzione del clima e i suoi cambiamenti: “E’ un aspetto innovativo – conclude Tavani – questi superlampi sono associati a tempeste che normalmente avvengono all’equatore e ai tropici, sono quindi collegati al clima e possono essere messi in relazione alla sua evoluzione. A volte queste tempeste finiscono per lambire anche il mediterraneo, calcolare la frequenza del fenomeno ma anche la sua eventuale espansione potrebbe aiutarci a capire come stia cambiando il clima”.

Guarda il servizio video con interviste a Piero Benvenuti, Marco Tavani e Franco Prodi:

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