LA SCOPERTA PUBBLICATA SU NATURE

Epsilon Aurigae non ha più segreti

Dopo quasi due secoli, è stato chiarito l'enigma delle fluttuazioni di luminosità di questa misteriosa stella a 2.000 anni luce dalla Terra. Il responsabile dell'ombra, che appare e scompare ogni 27 anni, è un disco di polveri che orbita intorno all'astro

Un gruppo di astronomi è riuscito a chiarire l’enigma che da quasi due secoli avvolgeva Epsilon Aurigae, stella a 2mila anni luce dalla Terra con una misteriosa caratteristica: la bassa luminosità, davvero troppo piccola per una stella della sua massa. Ma non solo: in decenni di osservazioni è stato anche osservato che ogni 27 anni la luce emessa dall’astro diminuisce ulteriormente per circa 18 mesi, per poi tornare come prima. Da questi indizi gli scienziati hanno ipotizzato che intorno ad Epsilon Aurigae orbitasse un altro corpo celeste, troppo debole per essere rivelato. Questo oggetto, frapponendosi periodicamente tra noi e la stella, creerebbe delle eclissi che spiegherebbero la diminuzione a intervalli regolari della luminosità di Epsilon Aurigae.

Un team guidato da ricercatori della University of Michigan ha prodotto l’immagine più dettagliata finora ottenuta di Epsilon Aurigae nella sua fase di eclisse, riuscendo finalmente a mostrare per la prima volta la sagoma dell’ombra prodotta sulla stella da questo oscuro compagno.

Qual è, allora, la natura di questo corpo celeste? Il responsabile delle fluttuazioni di luminosità di Epsilon Aurigae e della sua debole luce è un disco sottile di polveri che orbita intorno alla stella. Questo disco si troverebbe quasi esattamente di taglio rispetto al piano su cui si trovano la stella e la Terra. Un allineamento assolutamente eccezionale che dà origine ai fenomeni di fluttuazione luminosa osservati.

“ Sembrava impossibile ma è così”, commenta John Monnier, professore associato del Dipartimento di astronomia dell’Università del Michigan e co-autore dell’articolo pubblicato su Nature. “Quello che abbiamo osservato rappresenta un caso unico finora. Siamo stati davvero fortunati”.

Le immagini che hanno permesso chiarire l’enigma di Epsilon Aurigae sono state ottenute dal Michigan Infra-Red Combiner, uno strumento che sfrutta la tecnica dell’interferometria. Grazie ad esso è stata combinata la luce racolta da quattro telescopi del CHARA Array della Georgia State University, ottenendo così riprese con un livello di dettaglio equivalente a quelle che si otterrebbero con un singolo telescopio dallo specchio 100 volte più grande di quello dell’Hubble Space Telescope.