UN ESEMPLARE RARO

Il magnetar e il gigante

Mobilitazione internazionale guidata da INAF per osservare una stella di neutroni dallo spaventoso campo magnetico: 100 mila miliardi di volte più intenso della Terra. Ma neppure il mastodontico telescopio GTC alle Canarie riesce a catturare un'immagine di questo oggetto estremo.

Rappresentazione artistica di un magnetar (crediti: NASA/Goddard Space Flight Center Conceptual Image Lab)

I magnetar sono stelle di neutroni molto particolari: sono gli oggetti con il campo magnetico più forte che si possa incontrare nell’universo, circa 100 mila miliardi di volte più intenso di quello terrestre. Questi oggetti celesti sono rarissimi: nella nostra galassia se ne conoscono meno di 20. E sono anche assai difficili da osservare: si fanno notare solo quando avviene un’esplosione, ovvero quando l’instabile configurazione del loro campo magnetico ha un sussulto tale da squarciarne la crosta esterna, innescando emissioni d’energia spaventose, in gran parte concentrate nella banda dei raggi gamma. Ecco dunque spiegato perché i magnetar sono oggi ancora poco conosciuti. L’occasione per compredere meglio la loro natura si è presentata lo scorso giugno quando i sensori dei satelliti Fermi e Swift hanno registrato lampi di radiazione di alta energia prodotti da una nuova sorgente della nostra galassia, denominata SGR 0418+5729 e classificata come magnetar.

Un team internazionale di astronomi guidati da Paolo Esposito dello IASF-INAF di Milano ha avviato subito una campagna osservativa su un’ampia gamma di lunghezze d’onda durata 160 giorni, che ha coinvolto i migliori strumenti per l’astrofisica dallo spazio, compreso il Gran Telescopio CANARIAS, entrato in attività alle isole Canarie nel luglio del 2009. Con il suo specchio principale di 10,4 metri di diametro, CANARIAS detiene il primato del più grande telescopio ottico a specchio unico al mondo. Tuttavia, nonostante la grande sensibilità dello strumento impiegato, la radiazione luminosa di SGR 0418+5729 è risultata troppo debole per essere registrata. Un’apparente sconfitta, comunque preziosa per gli astronomi: “Anche il fatto di non aver osservato nell’ottico questo oggetto è per noi fonte di preziose informazioni su di esso”, commenta Paolo Esposito. “Queste indagini, le più approfondite mai ottenute finora per una sorgete di questa classe di corpi celesti, ci forniscono infatti dei fondamentali limiti sulle proprietà fisiche dei magnetar”.

Il lavoro che descrive questa lunga ed articolata campagna osservativa per SGR 0418+5729 è in corso di pubblicazione sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.