RILUCE DI METANO. CON INTERVISTA ALL’ASTRONOMA

Un telescopio terrestre per un pianeta alieno

Per viverci è un inferno: fra vapore acqueo, metano e CO2, l’aria che vi si respira è un concentrato di gas serra micidiale. Ma gli astronomi ne sono entusiasti, perché la sorprendente composizione dell’atmosfera di HD189733b, una sorta di Giove bollente (circa 1000 gradi) a 63 anni luce da noi, sono riusciti a scoprirla con un piccolo telescopio terrestre.

Crediti: Esa, Nasa, G. Tinetti (University College London, Uk & Esa) and M. Kornmesser (Esa/Hubble)

Per viverci è un inferno: fra vapore acqueo, metano e CO2, l’aria che vi si respira è un concentrato di gas serra micidiale. Ma gli astronomi ne sono entusiasti. E ne hanno tutte le ragioni, perché la sorprendente composizione dell’atmosfera di HD189733b, una sorta di Giove bollente (circa 1000 gradi) a 63 anni luce da noi, sono riusciti a scoprirla con un telescopio terrestre. Per di più, vecchiotto e relativamente piccolo: l’ormai trentenne telescopio a infrarossi della NASA, con uno specchio di 3 metri, sulla cima del vulcano Mauna Kea, alle Hawaii.

Questo grazie a una nuova tecnica, un metodo di calibrazione in grado di rimuovere gli errori sistematici dovuti all’instabilità dell’atmosfera terrestre. Così da rivelare dettagli della composizione dell’atmosfera di pianeti extrasolari fino a oggi preclusi alle osservazioni da Terra. Un passo avanti importantissimo, che permetterà di accelerare notevolmente la ricerca di molecole organiche negli oltre 400 pianeti già scoperti al di fuori del nostro sistema solare.

E magari di andare incontro a qualche sorpresa, come è avvenuto nel caso di HD189733b: il metano presente nella sua atmosfera, infatti, sembra non essere in equilibrio termodinamico. Un fenomeno, questo, mai osservato prima in pianeti extrasolari.

A guidare il team che ha messo a segno il risultato, pubblicato oggi su Nature, Mark Swain della NASA e un’astronoma italiana, Giovanna Tinetti (nella foto). Dopo aver svolto ricerche in astrofisica in California e a Parigi, Giovanna ora lavora allo University College di Londra. Ma si è laureata e ha conseguito il dottorato in Fisica teorica all’Università di Torino. L’abbiamo raggiunta al telefono per farci raccontare qualcosa di più su questo suo remoto pianeta. Sentiamola.

[audio:http://gallery.media.inaf.it/multimedia/2010/mp3/giovanna-tinetti.mp3|titles=Intervista a Giovanna Tinetti (a cura di Marco Malaspina)]