EVOLUZIONE STELLARE

Così le stelle si mantengono “giovani”

Una scoperta ottenuta da astronomi italiani svela finalmente un annoso mistero: quello delle vagabonde blu (blue stragglers), le anomale stelle “bambine” che punteggiano le regioni più antiche della nostra galassia, dove gli astri hanno da tempo smesso di formarsi, e dove pullulano ormai, o dovrebbero pullulare, solo vecchie stelle.

L'ammasso globulare M30 (credit: NASA/Hubble Space Telescope)

L'ammasso globulare M30 (credit: NASA/Hubble Space Telescope)

Sono due e distinti i processi con cui una coppia di stelle in avanzata fase evolutiva può dar vita ad una stella dalle caratteristiche più “giovanili”: collisione e cannibalismo. Nel primo caso le due stelle si fondono scontrandosi l’una con l’altra. Nel secondo una delle due, molto vicina, “risucchia” progressivamente materia dall’altra, fino a “divorarla” completamente. Il risultato è comunque una stella di energia e dimensioni maggiori, che assume sembianze più “giovani” delle stelle originarie. La scoperta, di cui riferisce il prossimo numero di Nature, svela finalmente un annoso mistero: quello delle vagabonde blu (blue stragglers), le anomale stelle “bambine” che punteggiano le regioni più antiche della nostra galassia, dove gli astri hanno da tempo smesso di formarsi, e dove pullulano ormai, o dovrebbero pullulare, solo vecchie stelle.

In passato si era ipotizzato che le vagabonde blu derivassero da urti o passaggi di materia tra stelle, ma mancavano riscontri osservativi che dimostrassero come entrambi i fenomeni entrino in gioco nella loro formazione. E ciò è esattamente quanto è riuscito al team internazionale guidato dall’italiano Francesco Ferraro del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Bologna, e di cui fa parte Flavio Fusi-Pecci, direttore dell’Inaf-Osservatorio Astronomico di Bologna. La prova è giunta da una serie di immagini ad alta risoluzione catturate dal Telescopio spaziale Hubble nel cuore di Messier 30 (M30), un affollatissimo sistema stellare di forma sferica (ammasso globulare), situato nella periferia della galassia (a 28mila anni luce dalla Terra) e formato da circa 600mila di stelle, tutte nate attorno a 13 miliardi di anni fa.

I calcoli hanno inoltre permesso di azzardare una datazione del periodo in cui queste stelle sono tornate “bambine”. Tutto il processo sarebbe avvenuto due miliardi di anni fa, quando l’ammasso M30 ha subito uno degli eventi più catastrofici della sua vita, quello che viene definito collasso del nucleo. All’epoca infatti la densità di stelle nella regione centrale è cresciuta rapidamente raggiungendo valori elevatissimi: la distanza media tra le stelle è drammaticamente diminuita e gli astri hanno cominciato a ‘disturbarsi’ a vicenda. In un ambiente così affollato le collisioni e le interazioni ravvicinate con scambio di materia sono aumentate esponenzialmente favorendo cosi la formazione delle due famiglie di stelle “bambine” svelate dalle osservazioni.